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Mostra collaterale di Italia Invita 2015: ” Arsenico e vecchi merletti”

posted on May 7th 2015 in Senza categoria with 0 Comments

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Arsenico e vecchi merletti
Ad Italia Invita una mostra sulle passamanerie a cura di Franco Jacassi

Lo studio Franco Jacassi espone una selezione di passamanerie dalla metà dell’800 fino agli anni 60 del 900. La mostra presenta i vari periodi e gli usi delle passamanerie, dei nastri, dei galloni, e di vari materiali utilizzati nell’uso quotidino e, successivamente, nella moda.I visitatori passeggiano nel passato, ammirando gli usi e le mode del periodo.

I materiali esposti: passamanerie, nastri e ricami originali delle varie epoche che hanno accompagnato la storia della moda. Inoltre, cataloghi campionari e riviste originali dell’epoca.

Le epoche e la moda

Periodo Vittoriano:vengono utilizzati galloni, nastri e alamari per guarnire gli abiti.

Fine Ottocento:troviamo in uso velluti, tartan e ricami come arricchimento.

Primi Novecento:Paul Poiret introduce l’orientalismo, usi e costumi.

Anni ’20 e ’30:I beads, i nastri, lo jais e le piume impreziosiscono gli abiti,cappelli e le mises della “garçonne”

Anni ’50 e ’60:La passamaneria Chanel e lo Spazialismo, intrecci di lana, raffia e nyoln.

All’interno dell’esposizione si potranno consultare informazioni come: libri, riviste e figurini che documentano l’uso della passamaneria. Accessori in uso corrente: colletti, jabot e acconciature e in fine abiti in cui il nastro fa il decoro.

Altre notizie sulla passamaneria: Storia e tradizione

Il nome di passamano si può tradurre come guarnizione tessile confezionata a mano: le prime applicazioni a macchina per la produzione dei trecciati risalgono al 1748 in Inghilterra, in seguito si diffusero anche in Francia e, verso la fine del 1800, passarono in Germania.Accanto alle trecciatrici si svilupparono anche i telai a mano e le macchine crochet per la fabbricazione dei trecciati e di passamani finiti, e alcune piccole macchine ad uncino, prototipo delle attuali macchine per maglieria.

Difficile dire dove sia nata la Passamaneria, un po’ in tutto il mondo se ne scoprono tracce: templi incas, tombe di faraoni, templi cinesi,abitazioni greche. L’apogeo della Passamaneria in termini di qualità si ha nel XVIII secolo: le fibre tessili impiegate in questa epoca furono essenzialmente la seta, il lino e, più raramente, il filo d’argento o d’oro. Nel XIX secolo la passamaneria ha conosciuto il momento di massima gloria: la troviamo dapperttutto, in tutte le forme, fabbricata a mano o a macchina, di solito in seta. Oggi la quasi totalità della passamaneria in seta è destinata alla riproduzione o al restauro di oggetti antichi, mentre nel passato, fu elemento indispensabile al prestigio delle carrozze, delle divise militari e dei paramenti sacri.

La fabbricazione della passamaneria è estremamente varia: dal più piccolo gallone per pareti a quello grande, disegnato in tutti gli stili possibili, per i tendaggi, dal “bordino coprichiodo” delle poltroncine imbottite, al gallone con trama a vergole, sia tessuto a mano che a macchina, da quello arricchito di sfilatura (effilé) per bordare tendaggi alle frange a fiocchi o a noisettes, jamains, cipolline, senza naturalmente dimenticare i bracciali per raccogliere le tende, siano essi a corda o a nappa, e neppure i cordoni per appendere lampadari o per decorare le rampe delle scale.

In oriente la Passamaneria è sempre stata, dall’antichità sino ai nostri giorni, uno degli elementi indispensabili della vita quotidiana. In lingua coreana il suo nome è «maedup». La sua fabbricazione risale alla notte dei tempi.

L’arte dei nodi risalta nella pittura buddistica dell’epoca.

E’ abbondantemente utilizzata nella decorazione di borse, ventagli, strumenti musicali, kakemono. Ai nostri giorni i maedup adornano i costumi tradizionali delle donne coreane e sono usati anche nell’arredamento. In Giappone la passamaneria nasce nel VII sec. Nella città di Nara, allora capitale. Nei secoli XVII e XVIII Kyoto è la capitale e diventa il principale centro di produzione. Ma in Giappone la passamaneria è anche un hobby e lo sviluppo e il fascino di questo hobby ne hanno favoritala diffusione un po’ ovunque.

A completamento della mostra sulle passamanerie “Fare, Disfare, Fare” a cura di Elisa Jacassi

Dalla scelta di assemblare i più vari elementi della vecchia sartoria compresi tessuti, nastri, bottoni e accessori, e da un’accurata ricerca negli archivi conservati da Franco Jacassi, nascono tavole e quadri o impostazioni libere che esprimono desiderio di contaminare e riorganizzare.

Fare, disfare, fare.

Dal labaro su bambù con un solo nastro e le applique, ai quadri di varia forma e misura assemblati con gli elementi più disparati. Nelle cornici vintage restaurate, si mischiano gli elementi moda: nastri, stoffe, rouches, bottoni, fibbie e strani accessori oggi inusuali.

Unendo insieme elementi diversi nele tempo, ma contemporanei, Elisa Jacassi saleziona prospettive illimitate, limitate da idee da sviluppare.

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